Giorgetti e la maledizione dello 0,07%
Sbagliare è umano. Perseverare, dice il proverbio, è diabolico. Oppure sfiga?
E per il secondo anno consecutivo i conti italiani sembrano avere un curioso senso dell’umorismo.
Nel 2024 il deficit/PIL si era fermato al 3,4%. Nel 2025 è sceso al 3,1%, con un avanzo primario salito allo 0,8%.
Giorgetti sperava di scendere sotto il famoso 3% e poter anticipare l’uscita dalla procedura europea per deficit eccessivo.
Niente prosecco.
Il dato non arrotondato era circa 3,07%.
Sette centesimi di punto percentuale.
E qui torna il fantasma che da anni passeggia nei conti pubblici italiani: i crediti fiscali, Superbonus compreso. Persino nel 2026 ISTAT ha dovuto aspettare la fine di marzo per avere informazioni complete sui crediti maturati nel 2025.
Il M5S oggi attacca il governo parlando di austerità. È una critica politica legittima da discutere.
Ma resta anche un dato storico piuttosto ingombrante: una parte importante della lunga coda dei bonus edilizi nasce proprio dalle misure introdotte e ampliate negli anni dei governi sostenuti dal Movimento.
Insomma, si può discutere se Giorgetti abbia stretto troppo i cordoni della borsa.
Fa però un certo effetto vedere chi contribuì ad accendere il Superbonus lamentarsi oggi del fumo che continua ad uscire dal camino.
E soprattutto resta una domanda: dopo anni di Superbonus, com’è possibile che il suo conto definitivo continui a sorprendere il Ministero dell’Economia?